Comune di Taranto

E-mail: segreteriasindaco@comune.taranto.it

Web: http://www.comune.taranto.it/

SCHEDA

Distanza dal capoluogo: -

Popolazione: 202.033

Superficie: 217,5 kmq

C.a.p: 74100

Prefisso telefonico: 099

Codice ISTAT: 073 - 027

COMUNE

Sindaco: Ippazio Stefano

Indirizzo: Piazza Castello, 1

Centralino: 099 45 81 111

Fax: 099 45 81 636

Storia

Due città e due mari ne fanno un'unica gemma preziosa adagiata sul Mar Ionio. La Città Nuova, ancorata alla terraferma, e l'Isola della Città Vecchia separano la baia del Mar Grande dal Mar Piccolo, bacino lagunare interno, in comunicazione tramite il Ponte Girevole e quello "di Pietra".
LA STORIA
La leggenda la vuole fondata dai Pelasgi della vicina Satyrion, circa alla metà del III millennio a.C., oppure da Taras, figlio di Nettuno, sbarcato con la sua flotta in prossimità del fiume Tara, nel 2000 circa a.C. Numerosi reperti archeologici ne attestano, comunque, la frequentazione del territorio già nel IV millennio a.C., anche se la storia attribuisce la sua fondazione, nel 706 a.C., a coloni provenienti da Sparta e capeggiati da Falanto, un eroe dal nome, però, di origine messapica. Ben presto diventa il più fiorente centro della Magna Grecia - dal 1961 Taranto dedica a questa fase della sua storia un autorevole Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia - d'importanza culturale e strategica tale da competere con Roma.
Tra il V e il IV secolo a.C., è interessata da un imponente sviluppo urbanistico verso oriente, divenuta l'acropoli, l'attuale Città Vecchia, insufficiente a contenerne la popolazione. L'espansione si spinse ben oltre la Concattedrale, come testimoniano i resti della cinta muraria che, partendo dall'istmo, chiudeva la città in un perimetro di circa 10 km. Sfidata senza successo da popoli vicini, nel 272 a.C., nonostante l'appoggio di Pirro, re d'Epiro, viene sottomessa dai romani cui tenterà invano di ribellarsi nel 212 a.C. consegnandosi ad Annibale. Lenta inizia la sua decadenza: divenuta provincia romana, conosce un lungo periodo di abbandono, in cui è facile preda di goti, longobardi e ungari. I saraceni la radono al suolo nel 927, ma, nel 967, l'imperatore di Bisanzio, Niceforo Foca, ne avvia la ricostruzione che ne limita lo sviluppo solo all'attuale Città Vecchia, per consentire una piena visibilità sugli attacchi nemici. In seguito, si alternano al suo potere normanni, svevi, angioini ed aragonesi, per ben quattro secoli di prosperità economica. Occupata nel 1502 dagli spagnoli, un nuovo periodo di abbandono è il risultato delle invasioni turche e francesi del XVI sec. e del Regno dei borboni (1734). Ma l'occupazione napoleonica del 1801 galvanizza la città bimare, ponendola al centro di nuovi equilibri geostrategici sul Mediterraneo.
Una felice ma breve parentesi cui segue una nuova dominazione borbonica che abbrutisce ancora la città. Finalmente, l'annessione al Regno d'Italia e la conseguente abolizione dalla servitù militare (1865), le ridona vitalità per un rapido sviluppo economico ed urbanistico fuori degli antichi confini dell'Isola. Importante base navale, nel 1883 diventa sede di un grandioso Arsenale Militare e, dal secondo dopoguerra, porto commerciale. Presenza simbolo della città, Marina ed Aeronautica la rappresentano dall'epoca.
Il complesso dell'ITALSIDER, oggi ILVA, ne fa, a partire dagli anni '60, uno dei maggiori centri siderurgici d'Italia e d'Europa, cui si affiancano grosse industrie metalmeccaniche e chimiche. Ma la crisi della siderurgia nazionale degli anni '80 le ha imposto la ricerca di nuovi scenari economici.

TARANTO OGGI
Oggi Taranto, in posizione dominante sul Golfo omonimo a 15 metri sul livello del mare, con spiagge meravigliose ed un ricco entroterra collinoso, scommette sul turismo ed ancora sull'industria alimentare legata alla fiorente agricoltura del suo territorio. Un unico grande capolavoro d'arte, è la Città Vecchia, dedalo di vicoli che continua a pulsare della genuinità delle sue tradizioni millenarie ed in cui convivono umili dimore e palazzi gentilizi spagnoleggianti, cappelle popolari, chiese e conventi maestosi. Fu Alfonso d'Aragona, nel 148O, a stabilire che Taranto fosse resa più sicura dal taglio dell'istmo tra i due mari ad est. Così, la città, divenuta un'isola artificiale, ebbe mura a strapiombo sul mare da ogni suo lato. Il Fosso - nome che aveva all'epoca - nel tempo sarà abbassato e approfondito sino a trasformarsi nell'odierno Canale Navigabile (1886).
Il castello aragonese
Vi si affaccia il Castel Sant'Angelo, conosciuto come Aragonese perché ricostruito da Ferdinando I d'Aragona, nel 1492, su un nucleo forse bizantino. Più volte trasformato nel corso dei secoli, presenta quattro torrioni cilindrici collegati da spesse cortine, che circondano un'ampia corte scoperta, d'estate palcoscenico di importanti manifestazioni culturali, tra cui il teatrale Magna Grecia Festival. Sede del Comando della Marina, conta anche la Cappella di San Leonardo, rifatta nel XVI sec., ma già esistente nel 1407, quando, pare, siano state celebrate le nozze di re Ladislao di Durazzo con la principessa di Taranto Maria d'Enghien.
La cattedrale di San Cataldo
Al centro dell'Isola, tra le tante testimonianze storiche, è la Cattedrale di San Cataldo, patrono della città. Fondata nel 1070 su un più antico nucleo dei secoli X-XI, è stata rimaneggiata nel corso del tempo. Semplice la facciata del 1713, di epoca normanna i laterali. L'interno è a pianta basilicale con tre navate divise da colonne con capitelli tutti diversi tra loro, provenienti da edifici classici. Stupendo il soffitto ligneo a cassettoni del XVII sec. che corre sulla navata centrale, mentre le laterali hanno le travature del tetto scoperte. Solo in parte si conserva l'originale Mosaico pavimentale a grandi tessere. Sull'altare è un elegante Ciborio (1653). Ai lati dell'abside, tra le due Cappelle barocche, più preziosa è quella di San Cataldo, detta anche Cappellone. Rifatta nel 1657, è splendidamente intarsiata con marmi tra i più pregiati ed arricchita da ottocentesche Statue di Santi dei più celebri maestri del tempo. Di forma ellittica, ha la cupola affrescata da Paolo de Matteis con una scenografica Glorificazione di San Cataldo (1713). La Cripta bizantina, cui si accede dall'altare maggiore della chiesa, ha volte a crociera rette da basse colonne risalenti alla fondazione della chiesa e due navate con resti di affreschi (secc. XIII-XV).
La Chiesa di San Domenico Maggiore
Bizantina la fondazione della Chiesa di San Domenico Maggiore, su un insediamento neolitico del IV millennio, popolato anche nei secoli VII-VI a.C. Ricostruita nel 1302, lo schema generale è romanico, ma è già interessata dalla verticalità e dalla ricercatezza del primo gotico. Slanciata è la sobria facciata, con coronamento cuspidale e portale a sesto acuto. Ma è il rosone a catturare lo sguardo di chi giunga in città dal Mar Grande o da Porta Napoli, uno degli esemplari di maggior pregio del romanico-pugliese. Gotico è l'esile e slanciato campanile. Dal doppio scalone d'età barocca, quando la chiesa fu ingrandita ed abbellita, alla mezzanotte di ogni Giovedì santo esce in processione la Statua della Madonna Addolorata. Accanto alla chiesa è l'omonimo grande Convento. All'interno a croce latina, con un'unica grande navata sul cui fianco sinistro si aprono quattro Cappelle cinquecentesche, La quarta è dedicata all'Addolorata, con altare in marmi policromi. Tra i bei dipinti (secc. XVII-XVIII) che le adornano, Madonna e Sante domenicane di Leonardo Olivieri e Circoncisione di Marco Pini.
Il borgo ottocentesco
Il primo nucleo abitativo sviluppatosi fuori dell'Isola è il Borgo ottocentesco, cuore della Città Nuova. Vi ha sede il Museo archeologico nazionale, istituito, nel 1887, presso l'ex Convento degli Alcantarini di San Pasquale. Tra i più ricchi ed importanti d'Europa, custodisce infiniti esempi di statuaria romana, elementi architettonici, coroplastica ed oreficeria, ceramiche protocorinzie, corinzie, laconiche, attiche, apule ed ellenistico-romane, provenienti in gran parte dalla necropoli tarantina, ma anche dalle province pugliesi, Calabria e Basilicata, nonché una sezione preistorica, con reperti dal Paleolitico (quindi, dal 1.000.000 a.C.) all'Età del Ferro (al 700 a.C.), attraverso il Neolitico, l'Eneolitico e l'Età del Bronzo. Accanto al Museo, è la Chiesa di San Pasquale (1757), oggetto nel corso dei secoli di numerosi rifacimenti che hanno finito per occultarne le caratteristiche originali. Sulla vicina Piazza della Vittoria è il Palazzo degli Uffici (1894), la cui prima pietra fu posta nel 1787 dal borbone Ferdinando IV. Accanto al Palazzo, sull'attigua piazzetta Giovanni XXIII, è la moderna Chiesa del Carmine, la cinquecentesca Chiesa di Santa Maria Maddalena dov'era anche l'antico Lazzaretto. Oltre alle Statue della Processione pasquale dei Misteri, conserva sull'altare un antichissimo dipinto su tela della Madonna del Carmine. Ai primi anni del '500, nascosti dalla recente facciata classicheggiante, risale anche la fondazione della Chiesa-Convento di San Francesco di Paola, situata al termine di via Anfiteatro su via Regina Elena. Questi edifici per secoli furono le uniche costruzioni sorte fuori dell'Isola, anche se, tra i primi del Settecento e la metà dell'Ottocento, alcune famiglie patrizie in possesso di terreni oltre le mura avevano già iniziato a trasformarli in vigneti, orti, frutteti e oliveti e a costruirvi masserie o abitazioni - dette casini - dove si recavano a villeggiare. Una passeggiata per le vie del Borgo non può escludere una sosta nella Villa Peritato, ampio e lussureggiante giardino di impianto settecentesco, con piante ed alberi delle specie più varie ed un affaccio panoramico sul Mar Piccolo. Agli anni 1444-1448 risale il Convento di Sant'Antonio, attiguo alla Villa sul lato di via Viola.
La città moderna
Dall'uscita della Villa su piazza Kennedy, si raggiunge, invece, l'Istituto Sperimentale Talassografico – CNR, ubicato in un'elegante palazzina del 1914, con Museo dai rari esemplari di fauna e flora marine. Sul Mar Grande affaccia, invece, il Lungomare Vittorio Emanuele III, realizzato in epoca fascista - periodo in cui, nel 1923, per volere dello stesso Mussolini, Taranto diverrà Provincia - come gli imponenti monumenti che lo completano: il Palazzo del Governo, progettato da Armando Brasini ed inaugurato nel 1934, i Palazzi delle Poste ('35) e della Banca d'Italia ('42) entrambi progettati da Cesare Bazzani, e la Casa del Fascio ('37), oggi sede dell'Intendenza di Finanza, dello stesso Bazzani.
Lasciato il Borgo, la grandiosa Concattedrale neogotica Gran Madre di Dio (1971), progettata da Già Ponti sul viale Magna Grecia, ha un'alta vela che domina la città moderna in simbolica contrapposizione con l'antica Cattedrale dell'Isola.
Infine, appena fuori città, lungo la Statale 106 per Reggio Calabria è l'Abbazia di Santa Maria della Giustizia (XII sec.), con elegante facciata cuspidata e portale ogivale sormontato da baldacchino.

Da visitare

Museo Archeologico Nazionale

Fondato nel 1887, il museo ha la sua sede storica presso l'ex convento di San Pasquale, definitivamente ristrutturato solo nel 1907. Riordinato negli anni trenta, subì lo sgombero durante il secondo conflitto mondiale, al quale seguì una risistemazione completata nel 1952 con una nuova sezione dedicata esclusivamente agli ori. Altri riallestimenti avvennero nel 1962, con la costruzione di un secondo piano in sopraelevazione adibito alla sezione preistorica. Recentemente il museo è ospitato presso il settecentesco palazzo Pantaleo sulla città vecchia, in vista di un riammodernamento della sede storica.


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Prodotti

Ostriche e cozze sono da sempre il vanto di Taranto. Il mare, ricco e generoso, è popolato da dentici e orate, cernie, triglie e alici, gamberi e calamari. I ristoranti tradizionali offrono una cucina gustosa ma leggera, che combina sapientemente i frutti di mare con l'ottimo olio extravergine di oliva tarantino. Piatti tipici come i cavatelli con le cozze, il risotto ai frutti di mare, il pesce e il polipo alla griglia sono accompagnati da squisiti ortaggi mediterranei crudi o cucinati con fantasia. Ottima l'unione delle orecchiette con le cime di rape. Particolarmente saporiti sono i pomodori, i peperoni, le melanzane, i carciofi e i legumi, che sapientemente combinati con frutti di mare, pesce e pasta danno alla cucina tarantina un tocco di originalità. Squisite le mozzarelle e le provole fresche. Arance succose e mandarini profumati, uva dolcissima e angurie enormi non mancano mai sulle tavole imbandite della città jonica. (fonte: http://www.comune.taranto.it)

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